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Ritorno a scuola dopo il Covid: imparare a rispettare l'ambiente

3 settembre 2020FUTURO SOSTENIBILE

Ritornare a scuola dopo le vacanze quest’anno non sarà come le altre volte: dopo mesi e mesi di didattica a distanza – per i più fortunati – o di deserto educativo – per molti, purtroppo – l’inizio della scuola a settembre è un momento attesissimo. Certo, ci saranno regole da rispettare e rimane una componente di rischio, ma finalmente i ragazzi potranno riprendere le lezioni, senza perdere ulteriore tempo prezioso.

Ritorno a scuola dopo il Covid

Le regole per il ritorno a scuola dopo le vacanze estive

Come dicevamo, per il rientro di questo settembre ci saranno delle regole da rispettare.

Iniziamo con il calendario:

  • il 14 settembre è la data ufficiale di avvio della scuola nella maggior parte delle regioni, ma in Abruzzo, Basilicata, Calabria e Puglia l’inizio è posticipato al 24 settembre, il Friuli-Venezia Giulia al 16 e la Sardegna al 22 settembre
  • il 1° settembre, invece, sono iniziati i corsi di recupero
  • il 20 settembre, poi, ci sarà il primo stop per le elezioni regionali e il referendum – anche se in molte città si sta cercando di spostare le sedi elettorali - e due settimane dopo ci si fermerà ancora per i ballottaggi delle comunali

Per quanto riguarda le prescrizioni, gli ultimi accordi sono in via di definizione, ma ciò che è chiaro fino adesso è che:

  • in classe, tramite l’utilizzo di banchi singoli, dovrebbe essere garantita la distanza interpersonale di un metro
  • l’uso delle mascherine, sebbene ancora in discussione, per adesso è previsto per i bambini sopra i 6 anni (esentando inoltre gli studenti con disabilità incompatibili con l’uso della mascherina) solo per l’arrivo, uscita e gli spostamenti a scuola. Una volta seduti al banco – e quindi distanziati – potranno toglierla. Per gli studenti delle superiori, invece, è richiesto che la indossino sempre
  • i genitori dovranno misurare la temperatura a casa, che non dovrà essere superiore a 37,5°C: in caso di febbre o di sintomi simili al Covid (quindi anche un semplice raffreddore) lo studente dovrà restare a casa
  • in questi giorni, poi, sta terminando il periodo di test sierologici volontari per il personale scolastico, in modo da capire quanta popolazione sia stata a contatto con il virus e cercare di minimizzare il rischio di contagio
  • i bus potranno essere pieni fino l’80% e al massimo per 15 minuti a capienza intera. Insomma, alcuni aspetti sono ancora da approfondire, come la questione delle cattedre scoperte e di chi sarà interessato dalla quarantena, ma c’è la chiara volontà di aprire le scuole il 14 settembre come da programma.

 

L’educazione passa anche attraverso i libri

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Proporre nuove riflessioni, imparando a rispettare l’ambiente

Il Covid e la scuola: proporre nuove riflessioni, imparando a rispettare l’ambiente

In quante scuole si parla già di educazione ambientale? Troppo poche, in attesa ancora dell’attuazione del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare siglato ormai due anni fa, nel dicembre 2018: i ministri Bussetti e Costa hanno dato avvio a un percorso che si preannuncia lungo ma ormai finalmente avviato, mettendo sul tavolo 1,3 mln di euro per rendere strutturali i percorsi di educazione ambientale nelle scuole.

 

Ma perché è così importante? Perché “sottrarre ore” preziose ad altre materie per questo tipo di insegnamento? La sostenibilità è il tema non più del futuro, ma del nostro presente: conoscere l’ambiente è la base necessaria per proteggerlo, per creare nuove opportunità di sviluppo e, in definitiva, per rendere realtà il mondo che oggi sogniamo.

Parlarne a scuola significa quindi dare a questo tema la dignità che merita, dando solide basi scientifiche alle discussioni sui cambiamenti climatici e su ciò che comportano per l’uomo, in modo che ogni ragazzo possa farsi un’opinione critica e partecipare, da grande, al dibattito pubblico con cognizione di causa.

 

Ecco perché, in questo senso, dalla pandemia che ci ha segnato così profondamente può nascere anche uno stimolo positivo, invitandoci a ripensare quale tipo di futuro e di pianeta vogliamo consegnare ai nostri figli, facendo in modo che abbiano come bagaglio le nostre conoscenze più solide.

 

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