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Come funziona la compensazione CO2? A cosa serve? È sostenibile?

8 ottobre 2020IL NOSTRO AMBIENTE

Sempre più spesso si sente parlare di progetti per la compensazione della CO2, di carbon credit e di impronta ecologica, ma sai di cosa si tratta e perché sono temi importanti? In realtà, il motivo è abbastanza intuitivo: produrre, lavorare e, in generale, vivere su questo pianeta significa utilizzare le risorse che la Terra ci mette a disposizione. Fino all'epoca preindustriale le risorse naturali erano più che sufficienti per ognuno di noi, mentre ora – purtroppo – ci serve una Terra e mezza ogni anno. Parlare di compensazione della CO2, allora, significa pensare ai modi che abbiamo per ripristinare un po’ l’equilibrio a favore del pianeta, introducendo ogni azione possibile per ridurre l’inquinamento che produciamo.

Compensazione CO2

La compensazione della CO2 e l’impronta ecologica: le risorse della Terra non sono infinite

La compensazione delle emissioni di CO2 è una delle modalità che ultimamente le aziende, ma anche i privati, cercano di attuare per ridurre le emissioni di gas serra, sia cercando di diminuire la produzione effettiva di emissioni sia bilanciandole con un’attività di segno positivo, che renda così il “saldo del carbonio” pari a zero o inferiore.

Per calcolare quanto compensare si parte dall'impronta ecologica che ogni attività umana comporta: si quantifica la superficie necessaria per produrre le risorse consumate e per assorbire i rifiuti conseguenti in modo da comprendere l’impatto di una certa produzione.

Impronta ecologica

Il concetto di impronta ecologica è stato sviluppato da Mathis Wackernagel e William Rees dell’Università della British Columbia alla fine degli anni ‘90: gli studiosi volevano creare un riferimento certo per quantificare le risorse naturali che consuma una città o un paese usufruendo di quello che la natura ci offre, come cibo ed energia, e di quello che riesce ad assorbire, cioè rifiuti o CO2.

 

Questo modo di conteggiare risorse e inquinamento costituisce un passo avanti rispetto il concetto di carbon footprint (impronta di carbonio) elaborato in conformità al Protocollo di Kyoto (1997), il primo grande accordo internazionale per contrastare il riscaldamento climatico. Come spiega bene il Ministero dell’Ambiente «L’impronta di carbonio è una misura che esprime in CO2 equivalente il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio. […] La tCO2e (tonnellate di CO2 equivalente) permette di esprimere l’effetto serra prodotto da vari gas in riferimento all'effetto serra prodotto dalla CO2, considerato pari a 1 (ad esempio il metano ha un potenziale serra 25 volte superiore rispetto alla CO2, e per questo una tonnellata di metano viene contabilizzata come 25 tonnellate di CO2 equivalente).»

 

Appunto, quantificare la CO2 emessa non è sufficiente, perché l’impronta che lasciamo sul pianeta è ben più larga: secondo i calcoli fatti con la popolazione globale del 2001, ogni persona ha a sua disposizione 1,8 ettari di terreno ma non è facile far rientrare la nostra impronta ecologica in questa cifra.

 

Come vanno le emissioni dopo il coronavirus? Leggi qui

I progetti di compensazione della CO2

I progetti di compensazione della CO2 che cercano di ristabilire l’equilibrio con il pianeta

Per limitare l’impronta ecologica le aziende hanno a disposizione tre strategie principali: una, la più virtuosa ma anche impegnativa, è quella di ridurre le emissioni; la seconda è attuare direttamente progetti di compensazione e la terza è acquistare crediti di carbonio.

 

Quest’ultima opzione vede l’azienda acquistare dei «crediti verdi» - così detti perché generati da progetti ad impatto positivo - per ridurre l'inevitabile effetto generato dalle proprie attività: ciascun credito, infatti, attesta la riduzione di una tonnellata di CO2 equivalente dall'atmosfera.

 

Chi, invece, attua progetti di compensazione della CO2 in maniera diretta non solo contribuisce a ridurre le emissioni e l’inquinamento per tutti, ma offre un cambiamento di prospettiva, riconoscendo di avere una responsabilità ben precisa in questo processo.

Ci sono tantissimi progetti attivi in Italia e, ormai, molte aziende che si occupano solo di questo. Passiamone in rassegna qualcuno:

  • Treedom: una piattaforma pensata per acquistare online alberi da piantare dove c’è bisogno: un contadino lo pianterà per te nel suo paese e se ne prenderà cura. Il bello è che saprai sempre come sta il tuo albero, perché sarà fotografato, geolocalizzato e potrai monitorarlo a distanza sul tuo profilo Treedom
  • Ecosia: un motore di ricerca che utilizza i profitti ottenuti per piantare alberi. Praticamente basta utilizzarlo per contribuire alla piantumazione e alla diminuzione dell’anidride carbonica in atmosfera
  • Rete Clima e le campagne di forestazione urbana: una realtà ben strutturata – tra le prime in Italia – che offre ad aziende e istituzioni un ampio ventaglio di progetti per coinvolgere dipendenti e comunità nel contrasto al cambiamento climatico. Sono ormai tantissimi gli interventi fatti nelle città italiane tra piantumazione e recupero di orti e parchi

 

Insomma, compensare la CO2 è sicuramente il primo atto di una presa di coscienza sempre più importante sia da parte delle aziende che delle singole persone.

 

Scopri i progetti di riforestazione in giro per il mondo

Aziende verdi

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